Le prime luci dell'alba, tutto intorno i colori sono tinti di blu; silenzio, come se tutto fosse rinchiuso in una bolla d'aria.
Le piaceva quell'atmosfera, nonostante il sonno solo in quel momento della giornata lei si sentiva libera; un po' come quando da bambina si inventava le regole del gioco pur di poter vincere e, solitamente, finiva per cancellarle tutte.
Non esiste nulla di proibito all'alba, non c'è nessuno che ti vede, nessuno che ti giudica e puoi permetterti il lusso di abbassare la guardia, ecco quello che pensava dell'alba.
Il tempo poi, il tempo, le sembrava dilatarsi in maniera esponenziale, cinque minuti duravano un'ora e per questo non aveva mai fretta anzi godeva di ogni momento: l'odore del caffè, le luci di lampioni, il sapore del dentrificio, l'aria pungente sulle guance. Tutto in slow motion. Anche lo svanire di quel pizzico di tranquillità.
Ciambellone con farina di mandorle profumato al caffè.
-150 g di farina 00;
-150 g di farina di mandorle;
-200 g di zucchero di canna semolato;
-50 ml di latte fresco;
-50 ml di caffè freddo;
-50 ml di olio di semi;
-4 uova;
-1 bustina di lievito per dolci;
-1 pizzico di sale.
Montare i tuorli con lo 100 g di zucchero fino ad ottenere un composto spumoso, aggiungere gradualmente le farine setacciate con il lievito stando attenti ai grumi; unire poi il latte, il caffè e l'olio ed amalgamare bene il tutto.
Montate gli albumi con il pizzico di sale ed aggiungere lo zucchero rimasto fino ad ottenere una spuma simile ad una meringa, aggiungetela al composto precedentemente preparato amalgamando bene il tutto con un cucchiaio di legno dal basso verso l'alto di modo che gli albumi non si smontino.
Versate l'impasto in uno stampo precedentemente imburrato e cuocete in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 40 minuti. Fare la prova dello stecchino per verificare la cottura, lasciar raffreddare, sformare e spolverare con lo zucchero a velo.
venerdì 30 gennaio 2015
Il buongiorno si vede dal mattino. E dal ciambellone con farina di mandorle profumato al caffè.
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venerdì 31 ottobre 2014
La consapevolezza, gli spaghetti e la casa del tartufo.
Liberazione. Questa sembra essere la parola giusta per definire questo momento.
Ho atteso che quello che fino ad ora mi ha reso fallibile e impaurita avesse un nome, e adesso ce l'ha. Non è un bel nome, questo è certo, ma sempre meglio del nome che volevano dargli.
Adesso si ricomincia: si raccolgono le forze, ci si rimette in piedi e si ricomincia con una nuova consapevolezza. A volte basta poco per innescare un meccanismo di svolta, basta lubrificare gli ingranaggi e il tutto ricomincerà a funzionare a dovere.
Rendere speciali anche le cose più banali, forse è questo il trucco.
SPAGHETTI AGLIO, OLIO E PEPERONCINO AL TARTUFO.
Ingredienti: spaghetti, qualche spicchio d'aglio, olio evo quello buono, peperoncino al tartufo di TESORI DEL MALTESE.
Fate rosolare qualche spicchio d'aglio in camicia in abbondante olio per qualche minuto, unite poi qualche pezzetto di peperoncino al tartufo "Tesori del Maltese" e lasciate insaporire per qualche minuto a fuoco lento.
Lessate gli spaghetti in abbondante acqua salata, scolateli al dente, e saltateli a fuoco vivace nella padella col condimento, A fuoco spento unite il prezzemolo fresco tritato, mescolate e servite.
Il prodotto che ho utilizzato mi è stato gentilmente fornito dalla " Casa del Tartufo" di Cortina d' Ampezzo.
Ho atteso che quello che fino ad ora mi ha reso fallibile e impaurita avesse un nome, e adesso ce l'ha. Non è un bel nome, questo è certo, ma sempre meglio del nome che volevano dargli.
Adesso si ricomincia: si raccolgono le forze, ci si rimette in piedi e si ricomincia con una nuova consapevolezza. A volte basta poco per innescare un meccanismo di svolta, basta lubrificare gli ingranaggi e il tutto ricomincerà a funzionare a dovere.
Rendere speciali anche le cose più banali, forse è questo il trucco.
SPAGHETTI AGLIO, OLIO E PEPERONCINO AL TARTUFO.
Ingredienti: spaghetti, qualche spicchio d'aglio, olio evo quello buono, peperoncino al tartufo di TESORI DEL MALTESE.Fate rosolare qualche spicchio d'aglio in camicia in abbondante olio per qualche minuto, unite poi qualche pezzetto di peperoncino al tartufo "Tesori del Maltese" e lasciate insaporire per qualche minuto a fuoco lento.
Lessate gli spaghetti in abbondante acqua salata, scolateli al dente, e saltateli a fuoco vivace nella padella col condimento, A fuoco spento unite il prezzemolo fresco tritato, mescolate e servite.
sabato 20 settembre 2014
Summer time and Meat pie
Addio ad un'estate che in realtà non è mai arrivata.
La parola alle immagini.

Per la frolla salata:
300 g di farina 00, 150 g di burro, 2 tuorli, un pizzico di sale.
Sul piano di lavoro ponete la farina e il pizzico di sale, impastatela col burro tagliato a tocchetti ed incorporatelo completamente; unite poi le uova ed impastate il tutto fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e riponetela in frigo a riposare per almeno 40 minuti.
Per il ripieno:
200 g di petto di pollo, 100 g di polpa di vitello, 100 g di fegatini di pollo, 1 costa di sedano, 1 carota, 1 cipollotto, 50 g di burro, 2 uova, rosmarino fresco tritato,sale.
Tritate le verdure dopo averle pelate e lavate; mettetele a rosolare in una capiente padella con il burro e lasciate che si ammorbidiscano molto aggiungendo acqua se necessario. Tritate assieme tutta la carne, salatela e pepatela, poi unitela alle verdure e lasciatela rosolare a fuoco lento fino a cottura; sfumate tutto col vino e proseguite la cottura fino a stufare completamente tutti gli ingredienti.
Lasciate intiepidire e unite le uova e il rosmarino tritato, amalgamate bene il tutto.
Completate la torta: riprendete l'impasto e stendetelo in una sfoglia non troppo sottile, ponetelo in una teglia e bucherellatene il fondo con una forchetta; versate il ripieno di carne e cuocete il tutto in forno ventilato a 180 gradi per almeno 45 minuti. Controllate che la frolla non risulti troppo umida sul fondo. Laciate intiepidire e servite.
La parola alle immagini.

LA MIA MEAT PIE.
300 g di farina 00, 150 g di burro, 2 tuorli, un pizzico di sale.
Sul piano di lavoro ponete la farina e il pizzico di sale, impastatela col burro tagliato a tocchetti ed incorporatelo completamente; unite poi le uova ed impastate il tutto fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e riponetela in frigo a riposare per almeno 40 minuti.
Per il ripieno:
200 g di petto di pollo, 100 g di polpa di vitello, 100 g di fegatini di pollo, 1 costa di sedano, 1 carota, 1 cipollotto, 50 g di burro, 2 uova, rosmarino fresco tritato,sale.
Tritate le verdure dopo averle pelate e lavate; mettetele a rosolare in una capiente padella con il burro e lasciate che si ammorbidiscano molto aggiungendo acqua se necessario. Tritate assieme tutta la carne, salatela e pepatela, poi unitela alle verdure e lasciatela rosolare a fuoco lento fino a cottura; sfumate tutto col vino e proseguite la cottura fino a stufare completamente tutti gli ingredienti.
Lasciate intiepidire e unite le uova e il rosmarino tritato, amalgamate bene il tutto.
Completate la torta: riprendete l'impasto e stendetelo in una sfoglia non troppo sottile, ponetelo in una teglia e bucherellatene il fondo con una forchetta; versate il ripieno di carne e cuocete il tutto in forno ventilato a 180 gradi per almeno 45 minuti. Controllate che la frolla non risulti troppo umida sul fondo. Laciate intiepidire e servite.
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mercoledì 6 agosto 2014
Il podio dell'odio e le polpette di tonno.
Se dovessi stilare una lista delle cose che odio questa sarebbe pressoché infinita considerando il fatto che non sono famosa per essere tollerante; sul mio personalissimo podio trovereste però la maleducazione intesa come la totale mancanza di rispetto e cordialità e non come tutto quell'elenco di regole non scritte che altro non sono che convenevoli imposti dalla società: l'educazione è un valore morale per me, non una condotta di comportamento.
Ci sarebbe poi l'arroganza che io intendo come presunzione non suffragata da fatti: la modestia è un atteggiamento sempre falso e va lasciato ai deboli, ognuno di noi è assolutamente cosciente delle proprie abilità e quindi capace di riconoscere oggettivamente i propri meriti, per questo amo chi ha la presunzione di credere in sé stesso a patto che quello che dica corrisponda a verità. L'arrogante si riempie la bocca di parole vuote e si attribuisce talenti che non possiede, ostentandoli come manifesto di superiorità e con la delicatezza intellettiva di una scimmia.
Altra cosa che non sopporto è la falsità: niente è più vigliacco di una menzogna; il bugiardo nell'atto di mentire presuppone che il suo interlocutore sia decisamente più stupido e che non sia dotato delle capacità logiche necessarie ad analizzare razionalmente la realtà.
Vi do una notizia eccezionale menzogneri: chiunque abbiate davanti è o sarà perfettamente conscio della menzogna che gli state raccontando e a quel punto sarete voi quelli meno intelligenti.
Al primo posto tra le cose che odio c'è poi l'ipocrisia, fardello dell'umanità, nemica della mia infinita e personale guerra mondiale per la cui definizione replico testualmente la voce della Treccani:
ipocriṡìa (ant. ipocreṡìa e pocriṡìa) s. f. [dal gr. ὑποκρισίη, forma rara perὑπόκρισις «simulazione», der. di ὑποκρίνω «separare, distinguere», e nel medioὑποκρίνομαι «sostenere una parte, recitare, fingere»]. – Simulazione di virtù, di devozione religiosa, e in genere di buoni sentimenti, di buone qualità e disposizioni, per guadagnarsi la simpatia o i favori di una o più persone, ingannandole: non è umiltà genuina, è i.; nascondere qualcosa sotto la maschera,sotto il manto dell’i.; Onde nel cerchio secondo s’annida Ipocresia, lusinghe ... (Dante). In senso concreto, atto o detto da ipocrita; comportamento ipocrita:talora le convenzioni sociali sono vere i.; tra noi certe i. sarebbero fuori luogo.
Nient'altro che l'insieme di tutte le altre cose.
POLPETTE DI TONNO:
Per circa 10 polpette:
-300 g di tonno al naturale;
-125 g di ricotta vaccina fresca;
-3 uova;
-80 g di pangrattato;
-un pizzico di sale;
-un pizzico di pepe.
In una terrina capiente, mescolate il tonno con la ricotta, 2 uova e 50 g di pan grattato fino ad ottenere un impasto non troppo appiccicoso ed omogeneo ( se necessario unite altro pangrattato o del liquido come acqua o latte). Da questo ricavate tante polpette delle dimensioni che più vi piacciono, passatele nel terzo uovo precedentemente sbattuto e poi nel pangrattato; disponetele su una teglia rivestita con carta da forno, irroratele con un giro d'olio e cuocetele a 180 gradi per almeno 20 minuti: sulle polpette dovrà formarsi un appetitosa crosticina.
mercoledì 23 luglio 2014
Il mio compleanno e la fandant au chocolat
Troppo spesso capita che io mi senta sola anche dentro una stanza gremita di gente. Anche quando queste persone sono lì per festeggiare il mio compleanno. Ecco quello che mi rende intrattabile, la consapevolezza di essere io quella che fa di tutto per isolarsi.
Fondant au chocolat:
200 g di cioccolato fondente extra, 150 ml di latte fresco intero, 5 uova, 100 g di zucchero semolato, 70 g di farina 00, aroma di vaniglia, un pizzico di sale.
Sciogliete la cioccolata o nel microonde come ho fatto io, o a bagno maria; unite il latte tiepido e mescolate amalgamando bene il tutto. Separate i tuorli dagli albumi, e montate questi ultimi a neve ben ferma aggiungendo il pizzico di sale ; ai tuorli aggiungete lo zucchero, la farina e l'essenza di vaniglia e mescolate il tutto energicamente evitando che si formino grumi. In ultimo unite anche il cioccolato fuso e mescolate accuratamente.
Unite a questo composto gli albumi montati e incorporateli mescolando dal basso verso l'alto per evitare che si smontino.
Foderate una teglia con della carta da forno, versate all'interno l'impasto e cuocetelo a 180 gradi per circa 30 minuti. Lasciate raffreddare prima di servire.
Fondant au chocolat:
200 g di cioccolato fondente extra, 150 ml di latte fresco intero, 5 uova, 100 g di zucchero semolato, 70 g di farina 00, aroma di vaniglia, un pizzico di sale.
Sciogliete la cioccolata o nel microonde come ho fatto io, o a bagno maria; unite il latte tiepido e mescolate amalgamando bene il tutto. Separate i tuorli dagli albumi, e montate questi ultimi a neve ben ferma aggiungendo il pizzico di sale ; ai tuorli aggiungete lo zucchero, la farina e l'essenza di vaniglia e mescolate il tutto energicamente evitando che si formino grumi. In ultimo unite anche il cioccolato fuso e mescolate accuratamente.
Unite a questo composto gli albumi montati e incorporateli mescolando dal basso verso l'alto per evitare che si smontino.
Foderate una teglia con della carta da forno, versate all'interno l'impasto e cuocetelo a 180 gradi per circa 30 minuti. Lasciate raffreddare prima di servire.
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martedì 17 giugno 2014
L'estate nel piatto: melone, feta, rucola e olio profumato alla menta.
Appena un assaggio d'estate e subito è tornato il maltempo. Non che mi dispiaccia, io non amo le alte temperature e trovo terribilmente affascinanti le giornate uggiose, quando le nuvole nere che coprono il sole danno un'aria soffusa a tutti i colori come se non ci si fosse mai svegliati e si fosse ancora dentro una di quelle immagini che ti passano davanti agli occhi quando stai per addormentarti o poco prima di svegliarti; non proprio un sogno, i sogni hanno i colori caldi del tramonto e gli incubi invece sembrano dei fumetti in bianco e nero con il rosso come unica eccezione colorata, almeno i miei.
Fatto sta che quando il cielo è coperto, soprattutto di prima mattina, il mondo sembra quasi monocromaticamente sfumato nelle tinte del ciano e questa malinconia di fondo mi piace perché rende tutto più poetico.
L'estate intanto me la metto nel piatto.
INSALATA DI MELONE ESTIVO, FETA GRECA E RUCOLA CON OLIO EVO PROFUMATO ALLA MENTA
Ingredienti:
Fatto sta che quando il cielo è coperto, soprattutto di prima mattina, il mondo sembra quasi monocromaticamente sfumato nelle tinte del ciano e questa malinconia di fondo mi piace perché rende tutto più poetico.
L'estate intanto me la metto nel piatto.
INSALATA DI MELONE ESTIVO, FETA GRECA E RUCOLA CON OLIO EVO PROFUMATO ALLA MENTA
Ingredienti:
- Melone retato;
- Feta greca;
- Foglie di rucola;
- Foglie di menta fresca;
- Olio evo;
- Sale.
Eliminate i semi e la buccia dal melone, con un cucchiaio da gelato, di quelli per fare le palline per intenderci, ricavate tante palline e disponetene una fila su un piatto da portata; accanto a questa disponete una fila di fettine di feta tagliate piuttosto spesse e poi alternate un'altra fila di melone.
Con il mixer, frullate le foglioline di menta con abbondante olio evo e riponetene una piccola porzione in un vasetto e ponete anch'esso sul piatto; accanto a questo mettete qualche foglia di rucola e servite lasciando ai commensali la libertà di condire il tutto a piacimento.
Io ho suggerito una presentazione personale del piatto che trovo molto elegante, sta a voi decidere se e come riadattarla!
mercoledì 4 giugno 2014
Mosche bianche, farina di segale e crostata ai lamponi
Mi sento bene. Posso dirlo a voce alta, nonstante il male alle caviglie e i piedi gonfi.
Mi sento bene, proprio perchè nonostante tutta la cattiveria a cui il mondo ti abitua, sembra sempre che si diverta a sorprenderti: esistono ancora persone autentiche, capaci di grande umiltà e rispetto.
Persone che vivono credendo in valori antichi, persi ormai nel tempo, troppo spesso dimenticati; persone forti, capaci di mostrare gratitudine e comprensione, in grado di ricordarti quanto di buono c'è in te anche solo con un sorriso.
Mosche bianche che essendo quello che sono ti ricordano chi sei, spingendoti con la loro presenza a non omologarti, a non essere come la maggioranza perchè le mosche nere sono le più numerose si sa, ma quelle mosche girano solo intorno agli escrementi.
Crostata di farina integrale con farina di segale e marmellata di lamponi:
Ingredienti:
400 g di farina integrale;
100 g di farina di segale;
150 g di burro;
2 tuorli e 4 uova intere;
100 g di zucchero di canna grezzo;
350 g di marmellata di lamponi;
una manciata di lamponi disidratati.
Preparazione:
Setacciate le due farine con lo zucchero e disponetele sul piano di lavoro formando la classica fontana; al centro disponete il burro ammorbidito e tagliato a dadini, e cominciate ad impastare sfregando il burro e la farina con le dita di entrambe le mani; quando otterrete un impasto molto farinoso unite i tuorli e le uova uno per volta, avendo cura di incorporare la precedente prima di aggiungere la successiva. Impastate fino ad ottenere un impasto liscio, omegeneo ed elastico poi formate con questo una palle, copritela con un foglio di pellicola e mettetela a riposare in frigo per 30 minuti.
Trascorso il tempo necessario, riprendete l'impasto e ricominciate a lavorarlo velocemente con le mani sul piano di lavoro leggermente infarinato; poi stendete l'impasto con un mattarello ottenendo una sfoglia non troppo sottile. Imburrate una teglia per crostate ed infarinatela, metteteci l'impasto e fatele aderire alle pareti con le mani.
Versate la marmellata al centro dell'impasto e stendetela livellando la superficie con una spatola, poi diponete i lamponi disidratati precedentemente ammorbiditi in acqua tiepida.
Cucete la crostata in forno caldo a 180 gradi per circa 20 minuti, sfornatela e lasciatela raffreddare su una gratella; una volta fredda, spolverizzatela con dello zucchero a velo.
Mi sento bene, proprio perchè nonostante tutta la cattiveria a cui il mondo ti abitua, sembra sempre che si diverta a sorprenderti: esistono ancora persone autentiche, capaci di grande umiltà e rispetto.
Persone che vivono credendo in valori antichi, persi ormai nel tempo, troppo spesso dimenticati; persone forti, capaci di mostrare gratitudine e comprensione, in grado di ricordarti quanto di buono c'è in te anche solo con un sorriso.
Mosche bianche che essendo quello che sono ti ricordano chi sei, spingendoti con la loro presenza a non omologarti, a non essere come la maggioranza perchè le mosche nere sono le più numerose si sa, ma quelle mosche girano solo intorno agli escrementi.
Crostata di farina integrale con farina di segale e marmellata di lamponi:
Ingredienti:
400 g di farina integrale;
100 g di farina di segale;
150 g di burro;
2 tuorli e 4 uova intere;
100 g di zucchero di canna grezzo;
350 g di marmellata di lamponi;
una manciata di lamponi disidratati.
Preparazione:Setacciate le due farine con lo zucchero e disponetele sul piano di lavoro formando la classica fontana; al centro disponete il burro ammorbidito e tagliato a dadini, e cominciate ad impastare sfregando il burro e la farina con le dita di entrambe le mani; quando otterrete un impasto molto farinoso unite i tuorli e le uova uno per volta, avendo cura di incorporare la precedente prima di aggiungere la successiva. Impastate fino ad ottenere un impasto liscio, omegeneo ed elastico poi formate con questo una palle, copritela con un foglio di pellicola e mettetela a riposare in frigo per 30 minuti.
Trascorso il tempo necessario, riprendete l'impasto e ricominciate a lavorarlo velocemente con le mani sul piano di lavoro leggermente infarinato; poi stendete l'impasto con un mattarello ottenendo una sfoglia non troppo sottile. Imburrate una teglia per crostate ed infarinatela, metteteci l'impasto e fatele aderire alle pareti con le mani.
Versate la marmellata al centro dell'impasto e stendetela livellando la superficie con una spatola, poi diponete i lamponi disidratati precedentemente ammorbiditi in acqua tiepida.
Cucete la crostata in forno caldo a 180 gradi per circa 20 minuti, sfornatela e lasciatela raffreddare su una gratella; una volta fredda, spolverizzatela con dello zucchero a velo.
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sabato 17 maggio 2014
Questo è un buon giorno.
Le nubi si accumulano in cielo, accalcandosi come persone in fila all'ingresso di uno stadio, nascondono la palla rossa del sole che nonostante tutto, riscalda l'aria che odora di maggio.
Ne prendo una generosa boccata, fresca mi riempie i polmoni, mi sembra che arrivi piano fino alla punta delle mie dita; dalla finestra arriva un suono lontano, una fisarmonica, una canzone d'amore senza tempo piena di una passione capace di esistere solo nella fantasia. ..." Besame, besame mucho..".
Il ribollire della moka richiama l'attenzione e l'aroma familiare del caffè inonda la stanza che di improvviso sembra il posto più sicuro del mondo.
"Buongiorno a tutti " dico a voce alta come se il mondo potesse sentirmi ed oltre la malinconia, il dolore e la noia, nell'attimo stesso in cui lo dico, un brivido percorrendo la schiena mi regala un briciolo di serenità.
Half past six cake:
Lavorate la ricotta con lo zucchero fino ad ottenere una consistenza cremosa. Fondete la tavoletta di cioccolato a bagnomaria ed aggiungetela al composto di ricotta e zucchero ed amalgamando bene. Unite poi i due tuorli e montate a neve ferma gli albumi con un pizzico di sale. Unite il lievito e mescolate bene, poi unite le nocciole tritate. Amalgamate gli albumi al resto mescolando dal basso verso l'alto perchè non si smontino. Solo in ultimo tanta farina quanto basta per ottenere un composto omogeneo e fluido.
Ungete uno stampo ( o foderatelo con carta da forno) e versateci il composto livellandone bene la superficie.
Mettetelo in forno già caldo a 180 gradi per almeno 40 minuti. Fate la prova dello stecchino per verificare la cottura.
Con questa ricetta partecipo al contest "Un anno di colazioni: il Plumcake" di Letizia in Cucina in collaborazione con FIMOra;
E' una ricetta che ho già preparato ma che voglio riproporre in occasione di questo contest.
Ne prendo una generosa boccata, fresca mi riempie i polmoni, mi sembra che arrivi piano fino alla punta delle mie dita; dalla finestra arriva un suono lontano, una fisarmonica, una canzone d'amore senza tempo piena di una passione capace di esistere solo nella fantasia. ..." Besame, besame mucho..".
Il ribollire della moka richiama l'attenzione e l'aroma familiare del caffè inonda la stanza che di improvviso sembra il posto più sicuro del mondo.
"Buongiorno a tutti " dico a voce alta come se il mondo potesse sentirmi ed oltre la malinconia, il dolore e la noia, nell'attimo stesso in cui lo dico, un brivido percorrendo la schiena mi regala un briciolo di serenità.
Half past six cake:
- 250g Ricotta;
- 300g Zucchero;
- 1 Tavoletta di cioccolato alla gianduia;
- Nocciole tritate;
- Farina q.b.
- 1 Bustina di lievito vanigliato;
- 2 Uova.
Lavorate la ricotta con lo zucchero fino ad ottenere una consistenza cremosa. Fondete la tavoletta di cioccolato a bagnomaria ed aggiungetela al composto di ricotta e zucchero ed amalgamando bene. Unite poi i due tuorli e montate a neve ferma gli albumi con un pizzico di sale. Unite il lievito e mescolate bene, poi unite le nocciole tritate. Amalgamate gli albumi al resto mescolando dal basso verso l'alto perchè non si smontino. Solo in ultimo tanta farina quanto basta per ottenere un composto omogeneo e fluido.
Ungete uno stampo ( o foderatelo con carta da forno) e versateci il composto livellandone bene la superficie.
Mettetelo in forno già caldo a 180 gradi per almeno 40 minuti. Fate la prova dello stecchino per verificare la cottura.
Con questa ricetta partecipo al contest "Un anno di colazioni: il Plumcake" di Letizia in Cucina in collaborazione con FIMOra;
E' una ricetta che ho già preparato ma che voglio riproporre in occasione di questo contest.

mercoledì 7 maggio 2014
C'era una volta la primavera, il canto degli uccellini e l'insalata di cereali con fave e pecorino.
Cosa fa più primavera del cinguettio degli uccellini?! Piove, fa relativamente freddo e le giornate sono sempre cupe, ma loro imperterriti cantano, cantano e cantano ricordandomi che la primavera dovrebbe essere inoltrata.
Li sento la mattina quando, appena sveglia, apro la finestra della mia camera; li sento mentre salgo in macchina per andare a lavoro e la sera quando riprendo il mezzo per tornarmene a casa. Il loro armonioso cinguettio accompagna le mie giornate come se fossi una moderna ( sgraziata e poco femminile) Biancaneve metropolitana.
Se io fossi una persona normale, nella musicalità del canto di quei graziosi pennuti dovrei trovare un lieto messaggio a tratti poetico, come se fosse una sorta di colonna sonora antidepressiva rimando della bella stagione incombente; un'iniezione di positività gratuita che dovrebbe farmi sentire come dentro una favola.
Ma no, io non sono normale, e in questo caso i miei studi universitari contribuiscono a rovinare l'atmosfera a tinte pastello che ho appena dipinto: ogni volta che li sento non posso far a meno di pensare che in realtà gli amabili uccellini con il melodioso canto non stanno facendo altro che insultarsi!
Ecco che il veleno della mela si irradia a raggera su tutta la realtà che mi circonda riconsegnandomi la cruda e nera realtà così com'è: la musica naturale dei piccoli esseri alati che da secoli ispira musicisti e poeti non è altro che un minaccioso canto di battaglia.
Immagino il passerotto dell'albero a sinistra che grida verso il dirimpettaio: "Hei tu, vedi di non avvicinarti al mio albero che ti spezzo le ali!" e l'altro indispettito rispondergli: "Vai tranquillo, un nido vecchio e lercio come il tuo puoi pure tenertelo, lurido pezzente!"
Oppure il cardellino che atteggiandosi come un cafone palestrato di quelli che vanno di moda adesso cerca di conquistare la sua bella gonfiando il petto e dicendole: "Tu piccola, guarda che qui intorno un uccello prestante come me non lo trovi sicuro: guarda che muscoli!" (chiunque è libero di vedere doppi sensi in questa affermazione).
Immagino il pettirosso che avendo individuato un succulento insetto e temendo che qualche altro pennuto possa arrivare prima di lui e rubargli il pranzo, planando verso la preda grida come un ossesso: "E' mio! E' mio! E' mio! Che nessuno si azzardi a toccarlo maledetti morti di fame!"
Ecco che così mentre la mia giornata scorre monotona spariscono i gentili sette nani, crolla la casetta in mezzo al bosco e si fa strada la consapevolezza che nessun principe figaccione cercherà di risvegliarmi quando l'incantesimo del sonno mi costringerà in una magnifica bara di cristallo adornata di fiori perenni.
Ecco che mi ritrovo alla guida della mia macchina, ferma al semaforo che rido sola come una scema allietata da quella violenta pioggia di insulti che riempie l'aria di armoniosi cinguettii.
Insalata di cereali con fave, pecorino e mentuccia:

- cereali misti (orzo, riso e farro);
- pecorino fresco;
- fave;
- foglie di mentuccia fresca;
- olio evo;
- sale.
Lessate le fave, dopo averle sbucciate per il tempo necessario affinchè diventino morbide; scolatele e mettetele da parte. Cuocete i cereali (io preferisco comprare quelli prelessati che hanno un tempo di cottura minimo di modo da non dover metterli a bagno per ammorbidirli) in acqua salata, poi scolate anche questi e passateli sotto il getto di acqua ghiacciata così da preservarne la cottura che deve essere al dente.
Tagliate il pecorino a dadini e metteteli in una capiente ciotola da insalata, aggiungete le fogliette di mentuccia finemente tritate, le fave e i cereali freddi; condite con olio evo, aggiustate di sale e mescolate amalgamando bene il tutto.
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lunedì 28 aprile 2014
Tortine di carote al profumo di arancia e nient'altro da dire.
Ho come un blocco. Vorrei scrivere tanto, parlare di tutto, ma quando mi trovo davanti alla tastiera: il buoio!
E poi è strano per me, sono una di quelle persone che un qualcosa da dire lo trovano sempre , difficilmente non ho una storia da raccontare, eppure adesso....niente!
Quindi essendo questo un blog di cucina, lascerò che siano i piatti che ho preparato a parlare per me, almeno fino a quando non si riprenda la mia capacità di scrittura.
E poi è strano per me, sono una di quelle persone che un qualcosa da dire lo trovano sempre , difficilmente non ho una storia da raccontare, eppure adesso....niente!
Quindi essendo questo un blog di cucina, lascerò che siano i piatti che ho preparato a parlare per me, almeno fino a quando non si riprenda la mia capacità di scrittura.
Tortine di carote al profumo di arancia.
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mercoledì 2 aprile 2014
Christopher l' inglese e l' insalata di polpo con peperoni.
Ho sognato di conoscere un inglese di nome Christopher,capelli biondi, corti, ricci e occhi chiari, davvero intensi; ho sognato di innamorarmi di lui durante una battaglia aerea sopra i cieli di Roma nei pressi di quello che mi sembrava Largo Argentina, illuminato da una pioggia di scintille infuocate, mentre mio fratello sedeva da solo al tavolo di un ristorante ma in uno di quei seggiolini per bambini che si appendono direttamente al tavolo, con le gambe penzoloni nonostante sia alto più di un metro e ottanta. E mio padre mi gridava contro perché il mio neonato amore mi aveva fatto ritardare un appuntamento che in realtà non ricordavo di aver preso, mentre mia madre in un improbabile abito da danzatrice del ventre di un turchese accesissimo cercava invano di calmarlo tenendo per mano mia sorella che, tornata bambina, stringeva a sé la sua bambola preferita, la rediviva Priscilla. In questo marasma generale, Christopher dimostrava di corrispondermi donandomi un anello maschile, di quei patacconi d'oro con la cassa quadrata e un brillantino blu come i suoi occhi in un angolo, insieme ad una borsa dal motivo floreale che va tanto di moda quest'anno. Questa borsa era piena di cose sue e, nel mio sogno, morivo dalla voglia di capire chi fosse quest'uomo attraverso le sue cose così da comprendere come fosse possibile che mi avesse causato un tale scompiglio interiore con un solo sguardo; a quel punto, una voce fuori campo mi distraeva dal mio intento riportandomi piano piano alla realtà della mia vita con una nuova consapevolezza: a quasi trentanni i peperoni diventano indigeribili per tutti, anche se prima di cuocerli ti prendi il disturbo di spellarli.
INSALATA DI POLPO CON PEPERONI ARROSTO AL FORNO, POMODORINI E OLIVE NERE.
Con questa ricetta partecipo al contest Smiling Diet di Justhermione:
INSALATA DI POLPO CON PEPERONI ARROSTO AL FORNO, POMODORINI E OLIVE NERE.
- 1 polpo da 1 kg;
- 2 peperoni rossi;
- 10 pomodorini pachino:
- 10 olive nere denocciolate;
- 1 spicchio d'aglio;
- prezzemolo tritato;
- succo di limone;
- olio evo;
- sale.
Per lessare il polpo, fatevi eliminare gli occhi e il "becco" dal pescivendolo, poi chiudetelo in un sacchetto da freezer e sbattetelo energicamente di modo da frollare bene la carne cosicché si mantenga tenera; portate ad ebollizione l'acqua in una pentola capiente e, se l'avete, immergeteci un tappo di sughero. Quando l'acqua giungerà a bollore, prendete il polpo per la testa e cominciate ad immergerlo piano piano e lasciare che si arriccino i tentacoli; fatto questo immergete totalmente il polpo e lasciatelo bollire coperto per almeno 40 minuti ( se avete preso un animale più grande oppure più piccolo, considerate che deve cuocere 40 minuti a kilo; testatene comunque la cottura verificandone la tenerezza punzecchiandolo con una forchetta).
Nel frattempo arrostite i peperoni ponendole interi su una teglia ed infornandoli a 180 gradi per 30 minuti e girandoli a metà cottura: la buccia dovrà diventare a chiazze nere).Trascorso il tempo necessario, sfornateli e ponete ogni peperone ancora caldo in un sacchetto da freezer e lasciatelo "sudare" per 15 minuti, questo renderà facilissimo eliminare la pelle; estraete i peperoni, tagliateli in quattro parti, eliminate la pelle poi i semi e i fili bianchi all'interno ed infine tagliateli a listarelle. Scolate il polpo, passatelo sotto il getto di acqua fredda e poi tagliatelo a pezzetti. In un'insalatiera, unite il polpo alle listarelle di peperoni, ai pomodorini tagliati in quattro parti, alle olive nere e all'aglio precedentemente pelato e tritato. Condite il tutto con il succo di un limone, un filo d'olio evo e sale quanto basta, aggiungete il prezzemolo fresco tritato e mescolate amalgamando bene il tutto.

martedì 1 aprile 2014
Crema di rape con calamari e seppie ripiene di uvetta e pinoli, per una " Cucina in viola"
Riposto questa ricetta per partecipare al contest di "lastufaeconomica", " La cucina in viola".
CREMA DI RAPE ROSSE CON CALAMARI E SEPPIE RIPIENE DI UVETTA E PINOLI:
Per 2 persone:
Fate appassire lo scalogno in un cucchiaio d'olio. Tagliate le rape a fettine, tenetene qualcuna da parte; unite il resto allo scalogno e fate rosolare un po'. Aggiungete il brodo caldo e lasciate bollire per circa 40 minuti.
CREMA DI RAPE ROSSE CON CALAMARI E SEPPIE RIPIENE DI UVETTA E PINOLI:
Per 2 persone:
- 2 seppioline pulite;
- 1 manciata di anelli di calamari;
- 500 g di rape rosse lesse;
- 1 cucchiaio di uvetta;
- 1 cucchiaio di pinoli;
- 1 scalogno tritato;
- 1 l di brodo delicato;
- Olio evo;
- Sale;
- Pepe;
- Prezzemolo tritato.
Fate appassire lo scalogno in un cucchiaio d'olio. Tagliate le rape a fettine, tenetene qualcuna da parte; unite il resto allo scalogno e fate rosolare un po'. Aggiungete il brodo caldo e lasciate bollire per circa 40 minuti.
Intanto sciacquate le seppioline e gli anelli sotto acqua fredda e mettete in ammollo l'uvetta. In un pentolino antiaderente fate tostare i pinoli, toglieteli dal fuoco e nella stessa padella scaldate un po' d'olio, uniteci le fettine di rapa tenute da parte e fatele rosolare per qualche minuto. Scolate l'uvetta, mescolatela con i pinoli ed un po' di prezzemolo tritato e con questo composto farcite le seppioline chiudendole con uno stuzzicadenti.
Fate rosolare le seppie e i calamari insieme alle fettine di rapa, sfumate col vino bianco, aggiungete un mestolo di brodo e procedete sino a cottura con la pentola coperta.
Trascorsi i 40 minuti, passate il brodo con le rape al frullatore fino ad ottenere una crema densa; aggiustate di sale e pepe.
Cotte le seppie e i calamari salateli e pepateli secondo i vostri gusti e serviteli adagiati sulla crema di rapa con una spolverata di prezzemolo.
Il contest a cui partecipo con questa ricetta è quello di "lastufaeconomica", " La cucina in viola":
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Gnocchi alla romana a modo mio, uno dei miei "Piatti forti".
Riposto questa mia ricetta ispirata dall'idea di una collega blogger che ha proposto un contest davvero molto interessante in cui i partecipanti sono chiamati a preparare il loro piatto forte; per questo ho deciso di parteciparvi con una mia ricetta, personale omaggio alle mie origini laziali, nel pieno rispetto della reperibilità degli ingredienti e della loro territorialità.
GNOCCHI ALLA ROMANA ALLA MIA MANIERA:
Preparate gli gnocchi: portate ad ebollizione il latte insieme al burro e un pizzico di sale. A bollore gettate il semolino a pioggia mescolando con una frusta evitando che si formino grumi. Fate addensare per qualche minuto. Togliete dal fuoco e aggiungete i due tuorli. Ungete una teglia e versateci il composto livellandone la superficie. Una volta raffreddato ricavate da esso dei dischi con un bicchiere e metteteli da parte su una teglia precedentemente unta.
Preparate il sugo: Sbollentate i pomodori in acqua bollente per qualche minuto così da pelarli con facilità. Riduceteli a dadini. Soffriggete l'aglio e la cipolla in un filo d'olio per qualche minuto. Aggiungete i pomodori, salate, pepate, speziate con origano e lasciate cuocere a fuoco lento per circa 10 minuti ( il sugo non deve essere troppo acquoso). Trascorso questo tempo aggiungete le olive denocciolate tagliate a metà e il peperoncino a vostro piacimento. Lasciate andare la cottura per qualche minuto mescolando di modo che il tutto risulti amalgamato. Quando il sugo si è ritirato (non troppo) togliete dal fuoco e lasciate intiepidire.
Versate il sugo sul fondo della teglia rivestita con carta da forno.Disponete sopra gli gnocchi a strati alternati (vedere la foto). Spolverizzate con il pangrattato sopra tutti gli gnocchi. irrorate con 2 cucchiai d'olio. Mettete in forno preriscaldato a 200 gradi per circa 30 minuti. Poi abbassate la temperatura a 180 gradi e passateli sotto il grill fino a doratura.
Con questa ricetta partecipo al contest di Cucina Scacciapensieri "Il mio piatto forte”:
GNOCCHI ALLA ROMANA ALLA MIA MANIERA:
- 100 g di burro;
- 1 l di latte;
- 2 tuorli;
- 300 g di semolino;
- 4 pomodori maturi;
- 10 olive nere;
- 3 cucchiai olio;
- 1 spicchio d'aglio tritato;
- 1/2 cipolla tritata;
- peperoncino in polvere;
- pangrattato;
- origano;
- sale.
Preparate il sugo: Sbollentate i pomodori in acqua bollente per qualche minuto così da pelarli con facilità. Riduceteli a dadini. Soffriggete l'aglio e la cipolla in un filo d'olio per qualche minuto. Aggiungete i pomodori, salate, pepate, speziate con origano e lasciate cuocere a fuoco lento per circa 10 minuti ( il sugo non deve essere troppo acquoso). Trascorso questo tempo aggiungete le olive denocciolate tagliate a metà e il peperoncino a vostro piacimento. Lasciate andare la cottura per qualche minuto mescolando di modo che il tutto risulti amalgamato. Quando il sugo si è ritirato (non troppo) togliete dal fuoco e lasciate intiepidire.
Versate il sugo sul fondo della teglia rivestita con carta da forno.Disponete sopra gli gnocchi a strati alternati (vedere la foto). Spolverizzate con il pangrattato sopra tutti gli gnocchi. irrorate con 2 cucchiai d'olio. Mettete in forno preriscaldato a 200 gradi per circa 30 minuti. Poi abbassate la temperatura a 180 gradi e passateli sotto il grill fino a doratura.
Con questa ricetta partecipo al contest di Cucina Scacciapensieri "Il mio piatto forte”:
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Pensiero per un'amica: torta soffice al cioccolato al latte.
Per me la scrittura è terapeutica, non riesco a sottrarmi dal farlo; molto spesso le parole mi si affollano in testa come anziani in fila alle poste il giorno delle pensioni e pressano a tal punto le mie meningi che l'unica soluzione per evitare che mi facciano male è tirarle fuori. Succede più spesso quando un qualche avvenimento inaspettato mette in discussione i pochi punti fermi che caratterizzano la mia vita e badate bene che non sto parlando necessariamente di traumi o accadimenti negativi, mi basta a volte assistere ad una qualsiasi scena di vita comune in un qualsivoglia luogo pubblico per cominciare a macinare costrutti di pensieri eccessivamente elaborati per la situazione stessa.
E' un po' troppo complicato per me esprimere quello che mi frulla in testa parlandone apertamente, soprattutto se l'origine delle mie elucubrazioni è una persona a cui tengo in particolare; anche se poi, chi mi conosce può confermarlo, non sono assolutamente in grado di tacere quello che penso quindi, quando i vecchietti in fila alle poste cominciano a lamentarsi per i lunghi tempi d'attesa del mio cervello, o scrivo o cucino o faccio entrambi.
Quello che voglio dire è che per quanto mi riguarda meriti di vedere l'alba pallida dei cieli del nord e di assistere ai freddi tramonti sulle verdi colline scozzesi, meriti di confrontarti con le menti degli accademici e meriti di farlo in una lingua universale; meriti di diventare qualcuno, perché il mondo possa conoscere quanto di eccelso c'è nella tua mente e meriti di arrivare ovunque tu voglia perché basterebbe che ogni persona fosse dotata della tua appassionante determinazione perché il mondo funzionasse nella maniera corretta. Meriti tutta la stima che nutro nei tuoi confronti e meriti anche più della mia ammirazione.
"Non sarai mai sola al mondo, a meno che io non vada ad abitare sulla luna."
TORTA SOFFICE AL CIOCCOLATO AL LATTE.

In un pentolino, fate sciogliere il cioccolato con il burro a bagno maria. Montate i tuorli con lo zucchero per lungo tempo di modo che incorporino molta aria; unite a poco a poco la farina avendo cura di evitare la formazione di grumi e che il composto si smonti. Aggiungete poi il composto di cioccolata e burro che avrete lasciato intiepidire, ed incorporatela completamente.
Montate gli albumi a neve ben ferma ed uniteli all'impasto mescolando con un cucchiaio di legno dal basso verso l'alto. Cuocete in forno preriscaldato a 180 g per circa 30 minuti.
E' un po' troppo complicato per me esprimere quello che mi frulla in testa parlandone apertamente, soprattutto se l'origine delle mie elucubrazioni è una persona a cui tengo in particolare; anche se poi, chi mi conosce può confermarlo, non sono assolutamente in grado di tacere quello che penso quindi, quando i vecchietti in fila alle poste cominciano a lamentarsi per i lunghi tempi d'attesa del mio cervello, o scrivo o cucino o faccio entrambi.
Quello che voglio dire è che per quanto mi riguarda meriti di vedere l'alba pallida dei cieli del nord e di assistere ai freddi tramonti sulle verdi colline scozzesi, meriti di confrontarti con le menti degli accademici e meriti di farlo in una lingua universale; meriti di diventare qualcuno, perché il mondo possa conoscere quanto di eccelso c'è nella tua mente e meriti di arrivare ovunque tu voglia perché basterebbe che ogni persona fosse dotata della tua appassionante determinazione perché il mondo funzionasse nella maniera corretta. Meriti tutta la stima che nutro nei tuoi confronti e meriti anche più della mia ammirazione.
"Non sarai mai sola al mondo, a meno che io non vada ad abitare sulla luna."
TORTA SOFFICE AL CIOCCOLATO AL LATTE.
- 5 uova;
- 100 g di zucchero;
- 50 g di farina 00;
- 150 g di burro;
- 300 g di cioccolata al latte.

In un pentolino, fate sciogliere il cioccolato con il burro a bagno maria. Montate i tuorli con lo zucchero per lungo tempo di modo che incorporino molta aria; unite a poco a poco la farina avendo cura di evitare la formazione di grumi e che il composto si smonti. Aggiungete poi il composto di cioccolata e burro che avrete lasciato intiepidire, ed incorporatela completamente.
Montate gli albumi a neve ben ferma ed uniteli all'impasto mescolando con un cucchiaio di legno dal basso verso l'alto. Cuocete in forno preriscaldato a 180 g per circa 30 minuti.
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martedì 18 marzo 2014
Cake integrale con yogurt e noci. Dedicato a te.
"Ai suonatori un po' sballati,
ai balordi come me,
a chi non sono mai piaciuta,
a chi non ho incontrato,
chissà mai perché;
ai dimenticati
ai playboy finiti
e anche per me.
A chi si guarda nello specchio,
e da tempo non si vede più,
a chi non ha uno specchio,
e comunque non per questo non ce la fa più;
a chi a ha lavorato,
a chi è stato troppo solo,
e va sempre più giù.
A chi ha cercato la maniera,
e non l'ha trovata mai,
alla faccia che ho stasera,
dedicato a chi ha paura,
e a chi sta nei guai;
dedicato ai cattivi,
che poi così cattivi non sono mai.
Per chi ti vuole una volta sola,
e poi non ti cerca più,
dedicato a che capisce quando il gioco finisce
e non si butta giù;
ai miei pensieri,
a come ero ieri,
e anche per te.
E questo schifo di canzone non può mica finire qui
ai miei pensieri
a com'ero ieri e anche per te."
Dedicato - Loredana Bertè
CAKE INTEGRALE CON YOGURT E NOCI.
- 250 g di farina 00;
- 250 g di yogurt magro bianco;
- 3 uova;
- 100 ml di olio evo;
- 50 g di granella di noci;
- 1 bustina di lievito per dolci;
- 1 bustina di vanillina;
- 150 g di zucchero di canna semolato.
Separare i tuorli dagli albumi e montare i primi con lo zucchero e i secondi a neve ben ferma; unire lo yogurt al composto di tuorli e zucchero, incorporarlo completamente e poi aggiungere l'olio ed amalgamare il tutto. Unire la farina setacciata con il lievito facendo attenzione che non si creino grumi,poi la granella di noci e la vanillina mescolando accuratamente affinché il tutto risulti omogeneo. Versare l'impasto in uno stampo da plumcake precedentemente unto ed infornare in forno preriscaldato a 180 gradi per almeno 40 minuti.
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giovedì 13 marzo 2014
I cantucci salati alle arachidi e l'innocente sacrificabile.
Questa ve la devo proprio raccontare!
Io dal parrucchiere non ci vado mai data la mia scarsa fiducia nel genere umano e la mia mancanza di femminilità, preferisco il fai da te per quel che concerne la sommaria cura dell'estetica personale. L'unica parrucchiera a cui affido il taglio dei miei capelli risiede a 500 km da me, fatto che contribuisce ad abbassare drasticamente la frequenza con cui mi reco in parrucchieria.
Per le situazioni di emergenza, come cerimonie, feste ed affini, sono costretta a recarmi in un negozio che si trova vicino casa mia e circa un anno fa, andai lì per una tinta; venne fuori, al momento della messa in piega, che la mia capigliatura somigliasse al manto di un ghepardo tanto che furono costretti ad applicare una tintura più scura per rimediare all'errore della ragazza che aveva operato su di me la prima volta. Ovvio che può succedere, per questo non polemizzai e li lascia fare; al momento del pagamento però mi vennero addebitate entrambe le operazioni di tinta adducendo come scusa il fatto che probabilmente io avessi applicato sui miei capelli un qualche prodotto che avesse impedito al colore di risultare omogeneo la prima volta e che quindi la causa di quell'errore non fosse l'incompetenza del personale, bensì la mia.
Pagai solo per non sembrare una pezzente, ma stavolta non lesinai dal polemizzare non tanto per il conto, come al solito non proprio economico, quanto più per una questione di principio. Una volta uscita da lì decisi che non ci avrei mai più messo piede e così feci per un anno.
L'altro giorno però guardandomi nello specchietto retrovisore della mia auto, ho notato che una serie di ciuffi di capelli bianchi avevano cominciato a colonizzare la mia cute e presa dal panico ho deciso di concedere al suddetto parrucchiere una seconda possibilità (essendo questo anche il parrucchiere di fiducia di mia madre).
Così sono andata di venerdì, giornata di fuoco per le attività come queste, e mi sono ritrovata in mezzo ad un folto numero di donne in attesa del proprio turno: a lavorare solo in cinque, titolare compreso; tra di loro anche una ragazza di sedici anni alle prime armi, assunta da poco e quindi ignara dei miei precedenti.
La sorte, che si sa è una gran burlona, ha voluto che, arrivato il momento di stendermi la tintura, l'unica operaia libera fosse quella che un anno fa aveva fatto della mia capigliatura un manto di leopardo; presa dal panico la poverina, ha cominciato a temporeggiare nella speranza che una sua collega giungesse in suo aiuto, armeggiando senza logica con gli oggetti sparsi nel negozio.
A quel punto la sedicenne, per mostrarsi efficiente come è giusto che sia, ha deciso di spronare la collega chiamandola per nome e aggiungendo:
-" Metti la tinta alla ragazza se sei libera!"
A quel punto non potendo più far finta di niente e credendo che non la vedessi ( forse in un momento di amnesia fulminante, dato che il negozio è praticamente ricoperto da specchi che consentono la visuale a 360 gradi da ogni postazione) l'operaia con un cenno basso della mano ha fatto segno alla ragazzina di attendere e con gli occhi sbarrati è andata dalla sua collega più anziana e le ha sussurrato qualcosa all'orecchio. Questa con un tono di voce un po' più sostenuto, le ha risposto:
-" Ma lascia che lo faccia qualcun'altro! Che sta facendo (nome della sedicenne) ?"
La donna ormai completamente disorientata anche dal fatto che la collega più anziana avesse parlato ad un volume di voce da me udibile, ha cercato di cavarsela con una battuta di dubbio gusto:
-" Che ne so, mi ha detto di farlo a me, anche le più piccole adesso danno gli ordini!"
E la povera ragazzina, presa ad armeggiare con i capelli di una donna al lavatesta:
-" Devo finire di lavare qui e poi devo anche stendere la maschera alla signora!"
A quel punto l'operaia che non voleva assolutamente mettermi le mani in testa, aveva gli occhi di un micio quando vengono illuminati dai fari di una macchina e non riusciva ad elaborare prontamente una risposta efficace alla giusta obiezione della piccola collega; dopo un silenzio imbarazzante di quelli carichi di ansia, l'anziana, presa da un istinto di protezione e sfruttando il suo potere di capo gruppo, ha ribattuto rivolta alla collega:
-" Metti tu la maschera alla signora che sei più veloce e ci metti cinque minuti! (nome della sedicenne) tu vai a mettere la tinta a Martina"
La ragazzina con la faccia perplessa a quel punto non ha potuto disobbedire all'ordine della superiore e una volta cominciato a stendere la tinta sulla mia testa ha espresso la sua perplessità dicendomi:
-" Mi hanno detto di fare a me perché vogliono vedere come metto la tinta, scusaci se ti abbiamo fatto aspettare!"
Ecco qua che la storia si ripete, che i grandi temi filosofici tornano a ripresentarsi nella mia mente difronte ad un accadimento banale e superficiale: la vigliacca spalleggiata dalla collega ha preferito mandare alla forca la collega più giovane e all'oscuro dei precedenti così da non correre il rischio di sbagliare di nuovo.
L'innocente è sacrificabile, esattamente come l'agnello dei libri sacri, meglio che paghi il debole gli errori degli anziani, piuttosto che loro ammettano la loro inadeguatezza e la loro incapacità. Fa parte della natura umana: se la ragazzina avesse sbagliato la tinta tutte e due le astute colleghe anziane, sicuramente non avrebbero lesinato dal criticarla trovando l'approvazione del titolare che, a causa dell'inesperienza della giovane, non avrebbe dubitato della buona fede delle sue dipendenti.
Bene, quest'esperienza non fa che confermare la mia diffidenza nei confronti degli esemplari della mia stessa specie, anzi mi dipinge un sorriso amaro sulla faccia difronte a tanta vigliaccheria. La tinta alla fine la ragazzina l'ha eseguita in maniera impeccabile ed, ovviamente, io non ho potuto fare a meno di commentare l'accaduto con il titolare: al momento del conto gli ho detto:
-" Complimenti alla ragazza, nonostante la giovinezza, è stata più brava delle colleghe!" e rivolta alla ragazzina, ho continuato: " L'altra volta volevano farmi uscire con il manto di un leopardo e non era nemmeno carnevale, ecco perché la tinta me l'hai fatta tu e devo dire che sei stata bravissima!"
Toh, adesso vedetevela fra di voi. Io dal parrucchiere non ci vado mai, e faccio bene.
Quando succedono cose come questa che mi rendono molto nervosa uno dei modi migliori per sfogarmi è impastare, ecco perché una volta tornata a casa ho preparato questi:
CANTUCCI SALATI ALLE ARACHIDI:
Lavorate il burro con lo zucchero e il sale, di modo da ammorbidirlo; unite le uova intere ed incorporatele completamente al composto. Unite la farina setacciata con il lievito e le arachidi tritate grossolanamente solo con l'aiuto del coltello e amalgamate bene il tutto impastando energicamente con le mani. Con l'impasto create dei filoncini e schiacciatene la superficie, poi infornateli a 200 gradi per circa 20 minuti; sfornateli, lasciateli raffreddare e tagliateli a fette ricavando tanti cantucci fino ad esaurimento dell'impasto. Rimettete i cantucci in forno e lasciateli dorare a 170 gradi per almeno 10 minuti, regolatevi in base al colore: dorato non bruciato.
Io dal parrucchiere non ci vado mai data la mia scarsa fiducia nel genere umano e la mia mancanza di femminilità, preferisco il fai da te per quel che concerne la sommaria cura dell'estetica personale. L'unica parrucchiera a cui affido il taglio dei miei capelli risiede a 500 km da me, fatto che contribuisce ad abbassare drasticamente la frequenza con cui mi reco in parrucchieria.
Per le situazioni di emergenza, come cerimonie, feste ed affini, sono costretta a recarmi in un negozio che si trova vicino casa mia e circa un anno fa, andai lì per una tinta; venne fuori, al momento della messa in piega, che la mia capigliatura somigliasse al manto di un ghepardo tanto che furono costretti ad applicare una tintura più scura per rimediare all'errore della ragazza che aveva operato su di me la prima volta. Ovvio che può succedere, per questo non polemizzai e li lascia fare; al momento del pagamento però mi vennero addebitate entrambe le operazioni di tinta adducendo come scusa il fatto che probabilmente io avessi applicato sui miei capelli un qualche prodotto che avesse impedito al colore di risultare omogeneo la prima volta e che quindi la causa di quell'errore non fosse l'incompetenza del personale, bensì la mia.
Pagai solo per non sembrare una pezzente, ma stavolta non lesinai dal polemizzare non tanto per il conto, come al solito non proprio economico, quanto più per una questione di principio. Una volta uscita da lì decisi che non ci avrei mai più messo piede e così feci per un anno.
L'altro giorno però guardandomi nello specchietto retrovisore della mia auto, ho notato che una serie di ciuffi di capelli bianchi avevano cominciato a colonizzare la mia cute e presa dal panico ho deciso di concedere al suddetto parrucchiere una seconda possibilità (essendo questo anche il parrucchiere di fiducia di mia madre).
Così sono andata di venerdì, giornata di fuoco per le attività come queste, e mi sono ritrovata in mezzo ad un folto numero di donne in attesa del proprio turno: a lavorare solo in cinque, titolare compreso; tra di loro anche una ragazza di sedici anni alle prime armi, assunta da poco e quindi ignara dei miei precedenti.
La sorte, che si sa è una gran burlona, ha voluto che, arrivato il momento di stendermi la tintura, l'unica operaia libera fosse quella che un anno fa aveva fatto della mia capigliatura un manto di leopardo; presa dal panico la poverina, ha cominciato a temporeggiare nella speranza che una sua collega giungesse in suo aiuto, armeggiando senza logica con gli oggetti sparsi nel negozio.
A quel punto la sedicenne, per mostrarsi efficiente come è giusto che sia, ha deciso di spronare la collega chiamandola per nome e aggiungendo:
-" Metti la tinta alla ragazza se sei libera!"
A quel punto non potendo più far finta di niente e credendo che non la vedessi ( forse in un momento di amnesia fulminante, dato che il negozio è praticamente ricoperto da specchi che consentono la visuale a 360 gradi da ogni postazione) l'operaia con un cenno basso della mano ha fatto segno alla ragazzina di attendere e con gli occhi sbarrati è andata dalla sua collega più anziana e le ha sussurrato qualcosa all'orecchio. Questa con un tono di voce un po' più sostenuto, le ha risposto:
-" Ma lascia che lo faccia qualcun'altro! Che sta facendo (nome della sedicenne) ?"
La donna ormai completamente disorientata anche dal fatto che la collega più anziana avesse parlato ad un volume di voce da me udibile, ha cercato di cavarsela con una battuta di dubbio gusto:
-" Che ne so, mi ha detto di farlo a me, anche le più piccole adesso danno gli ordini!"
E la povera ragazzina, presa ad armeggiare con i capelli di una donna al lavatesta:
-" Devo finire di lavare qui e poi devo anche stendere la maschera alla signora!"
A quel punto l'operaia che non voleva assolutamente mettermi le mani in testa, aveva gli occhi di un micio quando vengono illuminati dai fari di una macchina e non riusciva ad elaborare prontamente una risposta efficace alla giusta obiezione della piccola collega; dopo un silenzio imbarazzante di quelli carichi di ansia, l'anziana, presa da un istinto di protezione e sfruttando il suo potere di capo gruppo, ha ribattuto rivolta alla collega:
-" Metti tu la maschera alla signora che sei più veloce e ci metti cinque minuti! (nome della sedicenne) tu vai a mettere la tinta a Martina"
La ragazzina con la faccia perplessa a quel punto non ha potuto disobbedire all'ordine della superiore e una volta cominciato a stendere la tinta sulla mia testa ha espresso la sua perplessità dicendomi:
-" Mi hanno detto di fare a me perché vogliono vedere come metto la tinta, scusaci se ti abbiamo fatto aspettare!"
Ecco qua che la storia si ripete, che i grandi temi filosofici tornano a ripresentarsi nella mia mente difronte ad un accadimento banale e superficiale: la vigliacca spalleggiata dalla collega ha preferito mandare alla forca la collega più giovane e all'oscuro dei precedenti così da non correre il rischio di sbagliare di nuovo.
L'innocente è sacrificabile, esattamente come l'agnello dei libri sacri, meglio che paghi il debole gli errori degli anziani, piuttosto che loro ammettano la loro inadeguatezza e la loro incapacità. Fa parte della natura umana: se la ragazzina avesse sbagliato la tinta tutte e due le astute colleghe anziane, sicuramente non avrebbero lesinato dal criticarla trovando l'approvazione del titolare che, a causa dell'inesperienza della giovane, non avrebbe dubitato della buona fede delle sue dipendenti.
Bene, quest'esperienza non fa che confermare la mia diffidenza nei confronti degli esemplari della mia stessa specie, anzi mi dipinge un sorriso amaro sulla faccia difronte a tanta vigliaccheria. La tinta alla fine la ragazzina l'ha eseguita in maniera impeccabile ed, ovviamente, io non ho potuto fare a meno di commentare l'accaduto con il titolare: al momento del conto gli ho detto:
-" Complimenti alla ragazza, nonostante la giovinezza, è stata più brava delle colleghe!" e rivolta alla ragazzina, ho continuato: " L'altra volta volevano farmi uscire con il manto di un leopardo e non era nemmeno carnevale, ecco perché la tinta me l'hai fatta tu e devo dire che sei stata bravissima!"
Toh, adesso vedetevela fra di voi. Io dal parrucchiere non ci vado mai, e faccio bene.
Quando succedono cose come questa che mi rendono molto nervosa uno dei modi migliori per sfogarmi è impastare, ecco perché una volta tornata a casa ho preparato questi:
CANTUCCI SALATI ALLE ARACHIDI:
- 500 g di farina 00;
- 150 g di burro;
- 2 uova intere;
- 1 cucchiaino di lievito in polvere;
- 150 g di arachidi salate;
- 1 cucchiaino di sale;
- 1 cucchiaino di zucchero.
Lavorate il burro con lo zucchero e il sale, di modo da ammorbidirlo; unite le uova intere ed incorporatele completamente al composto. Unite la farina setacciata con il lievito e le arachidi tritate grossolanamente solo con l'aiuto del coltello e amalgamate bene il tutto impastando energicamente con le mani. Con l'impasto create dei filoncini e schiacciatene la superficie, poi infornateli a 200 gradi per circa 20 minuti; sfornateli, lasciateli raffreddare e tagliateli a fette ricavando tanti cantucci fino ad esaurimento dell'impasto. Rimettete i cantucci in forno e lasciateli dorare a 170 gradi per almeno 10 minuti, regolatevi in base al colore: dorato non bruciato.
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Con le mani
,
Pane
,
Produzione propria
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